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Terzo settore e SDGs: parla la responsabile della linea formativa

22 febbraio 2018

Per la prima volta, dopo nove edizioni, il tema dello sviluppo sostenibile entra nella formazione di FQTS con un modulo appositamente dedicato. La linea formativa “Benessere sostenibile e SDGs”, rivolta ai dirigenti di Terzo settore di tutta Italia, ha come scopo quello di aumentare nelle organizzazioni la consapevolezza del proprio ruolo e del proprio contributo rispetto all’implementazione in Italia degli Obiettivi dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

 “Il Terzo settore è per definizione l’espressione dell’autonomia iniziativa dei cittadini”, spiega Francesca Coleti, responsabile, insieme a Fabiola Riccardini, del modulo sugli SDGs di FQTS , “che si organizzano insieme per contribuire alla soddisfazione dei bisogni propri e della comunità. Rispondere a questi bisogni attraverso l'azione collettiva è l'antitesi all'individualismo, alla solitudine del consumo e al mito del mercato senza regole, della funzione sociale dell'arricchimento privato senza limiti, della giustificazione delle disuguaglianze”.

 “La logica degli SDGs”, continua Coleti, “può fornire temi concreti di confronto, misurazione dei miglioramenti e degli arretramenti dell’operato delle organizzazioni, evitando il rischio di chiusura nel ristretto orizzonte nazionale. Per il Terzo settore, indagare e misurare i processi in atto per costruire proposte autonome e puntuali di sviluppo sostenibile non può che essere una sfida”.

Il 23 febbraio alle 14.30, presso il Grand Hotel Salerno, un dibattito sul futuro sostenibile vedrà l’intervento anche dell’economista e filosofo francese Serge Latouche, spesso critico anche nei confronti del concetto di sviluppo sostenibile.

“Latouche punta il dito su quelle infrastrutture costruite da apparati e burocrazie per giustificare il prolungamento infinito dell'attuale sistema di crescita”, spiega Francesca Coleti. “Se la sostenibilità diventa solo un paravento all'accanimento terapeutico per far sopravvivere un sistema di produzione che crea disuguaglianza, infelicità, povertà e progressiva distruzione dell'ecosistema, non si può che condividere la sua critica che mira a cambiare radicalmente rotta: costruire un altro immaginario, un'altra cultura che metta al centro non i beni ma le persone, le relazioni e tutto ciò che è vivente”.

Per la formazione del Terzo settore oggi si avvia un percorso di riflessione, elaborazione e analisi. Potrebbe essere interessante proseguire confrontandosi con le esperienze di economia alternativa e con le diverse sperimentazioni di gestione del bene comune”.

 

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