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Dimensione sociale – Ciclo di interviste su beni relazionali e sviluppo sociale. Puntata 1: Paolo Venturi

23 aprile 2018

Per FQTS, la fiducia tra persone e nelle relazioni è al tempo stesso pilastro del suo modello formativo e obiettivo da perseguire per il rafforzamento del Terzo settore.

Attraverso le parole di docenti, collaboratori e personalità competenti sul tema, si indagheranno alcuni aspetti del concetto di “beni relazionali”, tra i più caratterizzanti del percorso formativo FQTS, giunto quest’anno alla sua decima edizione.

 

Prima puntata: intervista a Paolo Venturi (direttore AICCON)

1. FQTS fa della costruzione e del rafforzamento dei rapporti di fiducia tra le persone uno dei suoi obiettivi principali, nonché il punto di forza del suo modello formativo. Perché è fondamentale investire sulla dimensione relazionale per lo sviluppo di un territorio? Quale ruolo giocano i beni relazionali nel processo di produzione di valore, anche economico?

Paolo Venturi: La dimensione relazionale nello sviluppo del territorio è centrale per almeno 3 motivi.

Il primo è che il territorio non è solo un contesto ma è una dimensione “socio-culturale” sempre in trasformazione, che si alimenta e si ridefinisce in continuazione; il territorio è contemporaneamente  eco-sistema ed ecologia, ossia un “prodotto dinamico del processo di coevoluzione e convivenza fra dimensione umana e ambiente naturale” (Magnaghi); un territorio è in fondo un “soggetto vivente” profondamente definito dalle relazioni che si producono. L’impoverimento relazionale di un territorio produce anche l’impoverimento del suo valore e della sua competitività.

Il secondo motivo ha a che fare con la dimensione della fiducia. Senza fiducia gli scambi e le collaborazione sono più “costosi” e “difficili” dentro un contesto. La produzione di beni relazionali, cifra distintiva di molte organizzazioni del Terzo settore, diventa perciò un elemento prezioso non solo per generare solidarietà, inclusione e capitale sociale, ma anche per migliorare e rendere più attrattivo un territorio dal punto di vista economico. Fino a 10 anni fa erano le imprese competitive che facevano i territori competitivi, ora è il contrario.

L’ultimo aspetto riguarda le policy. Lo sviluppo di una maggior propensione ad attivare relazioni e collaborazioni favorisce un contesto in cui la pubblica amministrazione può svolgere un ruolo “abilitante” attraverso processi di sussidiarietà. Un esempio sono i patti collaborativi adottati da molti Comuni: più è forte la spinta della società a svolgere un ruolo di “interesse generale”, maggiore sarà la responsabilità della PA nel valorizzare ciò che nasce dalle relazioni e dal basso.

2. Nonostante sia da più parti messo in discussione, ancora oggi è dominante il modello dicotomico Stato-mercato, in cui il primo coincide con la sfera degli interessi pubblici e il secondo con quella degli interessi privati. Che funzione possono avere i beni relazionali nel superamento di questa dicotomia e nell’estendere i confini dell’applicabilità del modello di sviluppo economico e sociale proprio del Terzo settore?

Paolo Venturi: I beni relazionali nascono dentro la libertà e le intenzioni, vengono generati dentro scambi di reciprocità autentica (non strumentale). Ciò rende questa particolare tipologia di “bene”, terzo rispetto ai beni pubblici e ai beni privati. Mentre un bene privato può essere “consumato” in perfetta solitudine, questo non è possibile per un bene relazionale (per essere felici bisogna essere almeno in due, diceva Aristotele). In questo senso capiamo che il superamento della dicotomia Stato-mercato (indispensabile per affermare il valore originale del Terzo settore) ha nel suo DNA i beni relazionali come elemento capace di generare non solo valore sociale, ma anche pubblico ed economico.

 

 

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