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Fqts a Milano. Un bilancio della tre giorni da parte di Mauro Giannelli, coordinatore nazionale del progetto

Dal 26 al 28 settembre si è svolto a Milano il secondo seminario interregionale 2014 di FQTS. Sono state giornate intense e partecipate da parte di tutti i rappresentanti delle sei regioni coinvolte. Abbiamo chiesto a Mauro Giannelli, coordinatore nazionale del progetto, un bilancio dei tre giorni di lavori.

“Credo che il bilancio sia estremamente positivo, nonostante alcune criticità ed elementi che possono essere migliorati. La positività va trovata innanzitutto nel nuovo approccio con cui abbiamo iniziato a lavorare nel progetto rispetto alla formazione. Siamo passati da una idea di formazione di tipo verticale, con un flusso di nozioni che da chi ha competenze in ambito accademico o scientifico vengono riversate sui partecipanti, ad una di tipo orizzontale, in cui utilizziamo anche la preparazione accademica e scientifica, ma accanto alle competenze che ogni persona ha rispetto all’esperienza della sua vita e in particolare nell’ambito del terzo settore in cui è impegnato:  volontariato, cooperazione sociale o promozione sociale. così i due capitali di conoscenza vengono messi a frutto in una formazione orizzontale, attraverso processi di scambio e reciproca attività formativa. Si tratta di una formazione tra pari, che rientra in un’idea più ampia di formazione permanente degli adulti. Quindi quello che Milano ha prodotto è stata principalmente la capacità di introdurre una nuova metodologia formativa, che valorizzi esperienze e competenze delle persone e al tempo stesso le armonizzi con la necessaria competenza e scienza di chi, in varie materie, ha qualifiche accademiche che rimangono importanti. Per il futuro immaginiamo che questa idea e tipologia di lavoro sia acquisita e possa essere la base per il percorso da costruire nei prossimi anni”.

“Un’altra questione importante riguarda il risultato del lavoro dei momenti di formazione: sono state elaborate delle mappe concettuali che individuano aree di intervento e modalità di soluzione dei problemi. Queste mappe diventano uno strumento attivo, generativo, da utilizzare nei territori per una definizione delle politiche e per la costruzione di reti locali”.

Quali sono i prossimi appuntamenti in calendario?

“In questo periodo si stanno svolgendo i seminari bi-regionali, ognuno dei quali coinvolge due regioni in parte sui temi affrontati a Milano, che vengono ulteriormente approfonditi. L’obiettivo è svolgere un’azione di relazione tra i partecipanti e tra le realtà associative o organizzazioni a cui gli stessi appartengono. Arriveremo poi alla chiusura del progetto nel seminario finale di Salerno, che si terrà nell’ultimo finesettimana di gennaio 2015. In quell’occasione verranno presentati i prodotti del laboratori e sarà fatta una sintesi di tutto il lavoro di questi tre anni, che dovrà essere propedeutico allo sviluppo e al  rinnovamento necessario del percorso formativo che avremo nei tre anni successivi”.

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Equità, ambiente, diritti umani. L'intervento del professor Jeffrey Sachs

Il seminario di Milano si è aperto con l'intervento in videoconferenza del professor Jeffrey Sachs della Columbia University, sui temi di equità, ambiente, diritti umani.
Riportiamo qui il discorso integrale pronunciato dal professore.


“Ho appena terminato un incontro, a livello top, sia in termini di qualità accademica, che in termini, appunto, di sensibilità, per quanto riguarda le problematiche sociali ed ambientali, che sono dei temi decisamente scottanti, difficili, ma di grande attualità, oggi, per cui è al  top in entrambi di questi due settori.
Peraltro, mi piacerebbe essere fisicamente con voi a Milano. Lasciatemi passare giusto qualche minuto per descrivervi quello che è successo questa settimana all’ONU, perché penso che sia la cosa giusta da sapere, anche per la vostra discussione.
Voi sapete che il mondo è in questa condizione di grande trasformazione, quindi anche l’ONU è veramente preoccupata di tutti i conflitti che, purtroppo, sapete, sono ancora in giro per il Pianeta. Però è anche molto preoccupata  dei tentativi di creare un nuovo percorso, un cammino verso lo sviluppo globale. Faccio riferimento ai progetti e alle idee già dell’anno prossimo, del 2015. Quindi, questa speranza, e questi progetti,  per e del 2015, sono fondamentali per cercare di integrare tutte quelle che sono le preoccupazioni e le politiche sociali ed ambientali all’interno del nostro quadro economico.

Allora, il prossimo anno, effettivamente, abbiamo tre, se volete, fattori fondamentali che interagiscono, che io chiamerei meeting, anzi sono proprio dei meeting. Pensate che fra un anno, a settembre 2015, tutti i Capi, i leader mondiali, dovrebbero annunciare l’adozione degli obiettivi sostenibili, che si chiamano ASDG, almeno in inglese. Ebbene, questi passi in avanti per lo sviluppo sostenibile, diventeranno una sorta di monitoraggio molto conciso e breve per poter esprimere la volontà di potere generare un quadro sociale integrato, che possa, quindi, comprendere lo sviluppo economico, la fine della povertà, l’inclusione sociale, senza dimenticare la sostenibilità ambientale e la buona governance.
Per cui sono tanti gli obiettivi, che dovrebbero essere tutti inseriti all’interno di una sorta di  documento, un vero e proprio decalogo, con dieci grandi obiettivi.
Allora, i leader mondiali, capiscono bene che devono arrivare ad un accordo per questa sorta di decalogo, questo vuol dire che attirano molta attenzione questi leader, e questi obiettivi, perché i Governi mondiali, speriamo, dovrebbero accettare questo quadro olistico per lo sviluppo che comprende, appunto,  anche il sociale, l’ambientale, ma anche l’economico, come settori.
Facendo in questo modo, dobbiamo capire molto meglio anche il pubblico che potrebbe essere d’accordo o no con  questi temi.
Un altro summit sarà, invece, nel mese di luglio del prossimo anno,  questo sarà, quindi, due mesi prima del grande summit di settembre. Ebbene, nel mese di luglio, in Etiopia, ci sarà il meeting internazionale sul finanziamento per lo sviluppo, letteralmente. Allora, questo meeting cercherà di riformare il sistema finanziario internazionale, o, almeno, le linee-guida fondamentali su cui questo si regge. Faremo, quindi, riferimento agli apporti sia dei Paesi ricchi, sia dei Paesi poveri e, al tempo stesso, si parlerà di trasparenza e di onestà del sistema, che poi, proprio in questo momento, sono due livelli relativamente bassi.

Per quanto riguarda, poi, il rapporto tra Paesi ricchi e poveri, le problematiche che riguardano lo sviluppo, e poi  questa continuazione della crisi del debito, la morsa del debito, ed anche il finanziamento, non sempre equo, soprattutto per i Paesi in via di Sviluppo, sono degli elementi che stanno surriscaldando il clima economico a livello mondiale, senza dimenticare, poi il quadro normativo regolamentare, i paradisi fiscali, la segretezza dei dati, la riservatezza e la stabilità finanziaria, altri punti all’ordine del giorno. Questo, quindi, il grande meeting del mese di luglio.
E poi, questo ci porterà, giustamente,  fino alla fine del 2015. Quindi, ripeto, meeting di luglio, poi quello di novembre, poi avremo a fine anno il COOP 21 che è il meeting sul cambiamento climatico, è la Conferenza della 21° sessione dei Paesi globali, in questo caso, quindi, avrà luogo nel mese di dicembre del prossimo anno.
Senza ombra di dubbio, questa sarà la più importante delle riunioni e convention internazionali e mondiali mai tenuta, perché, come tutti sappiamo molto bene, adesso noi siamo a 22 anni dalla firma di questa Convenzione sul cambiamento climatico, ma non abbiamo, ahimè, ancora ottenuto nessun risultato, il clima, infatti, comincia a peggiorare, a diventare sempre più estremo, a causa della continuazione dell’emissione dei gas effetto serra in atmosfera, e sembra di non trovare ancora una via di uscita.

Credo, quindi, che il prossimo anno, a Parigi, questa Conferenza sarà l’ultima opportunità per poter trova un accordo che possa rispettare gli obiettivi che ci eravamo dati, ed anche i limiti, le soglie, vedo, sono state già oggetto di accordo, è veramente l’ultima opportunità, il limite ultimo, veramente, a livello temporale, per cercare di fare marcia indietro a livello di surriscaldamento globale.
Se non arriveremo  all’accordo, a Parigi, appunto, a fine anno, credo non che non ci sarà per noi essere umani l’opportunità di rispettare questo famoso limite del surriscaldamento di 2 gradi celsius. Quindi capite che, se anche questi sforzi diplomatici globali ce la  stanno mettendo tutta, ed incontrano difficoltà, purtroppo, per questo momento siamo ancora a parole su pezzi di carta che non stanno portando a quasi nulla.

Ancora una volta, credo, che il prossimo anno avremo un momento rarissimo nella storia assolutamente, sicuramente, della nostra generazione, in cui almeno, avremo l’opportunità di poter scrivere questi concetti, ma non solo scriverli, ma di implementarli, per cercare di capire come funzionano le nostre economie e come funzioneranno in futuro le nostre società.
Spero, quindi, che a fine anno prossimo, 2015, sia più foriero di più materiale fisico, se volete, di risultati, più di questo anno, e più degli ultimi anni. Spero quindi che a livello globale, ovvero a livello universale ci possa essere questo accordo sullo sviluppo sostenibile.
Questa è veramente la pietra miliare, il punto fondamentale, il pilastro di base delle società del futuro. Per cui, per sviluppo sostenibile, cosa intendo? Intendo qualcosa del tipo integrare tutti quelli che sono gli sviluppi ambientali, sociali economici, ma anche gli obiettivi di governance. Il tutto deve finire all’interno di un quadro, cioè di un approccio olistico che possa proteggere la società.
So qual è il vostro impegno nei confronti dell’economia civile, ovvero dell’economia inclusiva, quindi avete un ruolo veramente fondamentale da svolgere, perché contribuite a far cambiare un po’ il punto di vista mondiale, non solamente, appunto, dall’approccio di mercato neo-liberale, che è quello che poi domina la maggior parte dei Paesi, ed anche la politica attuale, oltre alla retorica attuale.
Penso, quindi, che avremo una grande possibilità di fare questo grande passo in avanti, uno shift fondamentale, paradigmatico, perchè c’è un accordo diffuso che ci dice, appunto, che l’approccio economico tradizionale, come vediamo, non sta funzionando.
Conosco la situazione italiana in cui purtroppo  la crisi ve la trascinate ormai da anni, e credo che questo approccio, questa crisi, questa sensazione, sia ormai mondiale, globale, non siamo sul binario giusto, e quindi credo che le nostre idee, in questo momento, non siano veramente quelle giuste, non solamente quelle politiche, ma le nostre idee, appunto, che abbiamo a livello economico e finanziario, non sono quelle giuste.

Molti dei nostri Paesi stanno trovandosi davanti a dei problemi del tipo disuguaglianze profonde, disuguaglianze in aumento,  disoccupazione, soprattutto disoccupazione cronica e giovanile, senza dimenticare le ripetute catastrofi ambientali che veramente  devono farci, non dico aprire, ma spalancare gli occhi.
Non c’è un unico modo per andare avanti  per risolvere tutti questi problemi, però, quello che serve, è fare qualcosa, ovvero andare a costruire  una nuova filosofia morale proprio per i nostri figli, per il ventunesimo secolo, un nuovo linguaggio, un nuovo sistema comunicativo ed anche un quadro pratico di azione per fare tutto questo.

Ora, vedete, credo che siamo arrivati ad un punto fondamentale, il punto in cui bisogna  riconoscere tutto quello che stiamo facendo. Ci sono alcune aree che ci fanno già capire cosa possiamo fare, c’è una comprensione diffusa delle nostre  colpe, conseguentemente delle nostre misure da implementare, però è vero che non posso dire che siano un accordo ed un consenso totale.
Cosa spero allora? Spero che almeno saremo d’accordo sugli obiettivi, sui target, dopo di che, una volta definiti questi, potremo entrare in un periodo sicuramente molto intenso, e spero fruttuoso, di test, di sperimentazione, di ricerca, poi andremo ad implementare queste nuove idee, perché servono delle nuove idee. Si tratta, praticamente, di un approccio misto, tra l’olistico e l’economico, ecco che cosa serve, questo ci permetterà di creare un nuovo quadro di azione per tutti noi esseri umani.
Vedete, queste sono mie considerazioni molto generali, e, certamente, non approfondite. Ovviamente, bisogna collaborare con tutti i Paesi, stiamo collaborando, pensate anche con il Vaticano, ho incontrato, e continuerò ad incontrare in settimana, dei leader religiosi a New York. Anche queste sono persone fondamentali, dei leader, appunto, loro vogliono fare qualcosa,  proprio per fare ascoltare le voci di tutti.

Quindi, ripeto, andiamo ad ascoltare anche e soprattutto anche le voci dei leader religiosi e morali, perché questo cambiamento è anche morale. Spero che anche loro incoraggeranno tutti quanti noi ad andare avanti su questo percorso, a farci capire, quindi, che siamo in una situazione caotica da cui, però, bisogna e si può  uscire. Mettiamo fine, quindi, a questa escalation di violenza, faccio riferimento alla belligeranza in corso in alcuni Paesi.
Ne ho parlato con il Presidente Rouhani, in Iran, e lui appunto, si è già espresso all’Assemblea generale. E’ stata una presentazione meravigliosa, la trovate online, vi consiglio di ascoltarla perché, non solamente è stato detto, come spesso si dice:  “Mettiamo fine alla violenza”, ma ha parlato anche di un approccio economico-ambientale per risolvere il problema del Medio Oriente: ha parlato, appunto, di questo  fatto di sfuggire dal nostro controllo, in alcuni casi, dell’approccio che alcuni Governi devono implementare per cercare di sfuggire, rispetto a questa spirale del terrorismo, che poi si manifesta con la guerra. Tutto ciò, purtroppo, non fa che generare odio e gettare benzina sui conflitti, e non certo acqua sul fuoco.

Quindi, ho parlato personalmente con Rouhani, ripeto, è stata una presentazione che ci fatto capire che è questa la vera battaglia, di avere un accordo per il 2015, per poter  veramente fare un passo indietro a livello di spirale di violenza, perché porta via energia, porta via attenzione, porta via sforzo politico, e spero, appunto, di poter  appiattire il nostro percorso, non avere più delle strade in salita, ma quanto meno in pianura,  per il nostro futuro, per un quadro di azione economico verso la crescita.
Ecco alcuni pensieri che volevo condividere con voi. Finisco sottolineando una cosa: voglio continuare, se me ne darete la possibilità, a collaborare con voi su questi punti. Grazie.”

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Un nuovo modo di raccontare il sud. Giornale Radio Sociale intervista i direttori delle maggiori testate italiane

Nel corso dell'evento di Milano, Giornale Radio Sociale ha avuto la possibilità di intervistare alcuni direttori e vicedirettori di importanti testate italiane, che  hanno parlato di un nuovo sviluppo del meridione e di come sia fondamentale un racconto giornalistico libero da stereotipi e pregiudizi.

Mario Calabresi – direttore La Stampa
Fa riflettere il nome della Fondazione con il Sud: l'idea del con rappresenta una diversa mentalità rispetto al passato, quando il sud andava solo “aiutato”.   L'idea invece adesso è di lavorare assieme perchè il paese cresce assieme. Sembra un po' banale e scontato, ma invece è un concetto rivoluzionario. Le politiche per il Mezzogiorno fino ad oggi non prevedevano uno sviluppo fatto insieme, e soprattutto non si chiedeva conto delle politiche che venivano fatte.
La cosa interessante è l'idea di lavorare insieme e di misurare il risultato e di capire che non esiste un'idea di sviluppo che può essere separata da un'idea di legalità, di welfare sostenibile.
Nel raccontare il sud, l'informazione deve riuscire a parlare anche delle buone pratiche che ci sono,  senza dimenticare di denunciare quello che non funziona. 
https://www.youtube.com/watch?v=vkmXEfbNFoA (minuto 1.10)

Giangiacomo Schiavi – vicedirettore Corriere della Sera
C'è la possibilità di un nuovo racconto del sud e di dare idea e visione di un altro stereotipo da abbattere: quello di un sud fermo, immobile, lontano da quella che è l'immagine di un paese che cresce. Qui a Milano si è visto un sud che ha voglia di cambiare, di correre.
Per cambiare però c'è anche bisogno di attenzione, ascolto, aiuto. Il fatto di essere a Milano, la capitale dell'informazione, è molto importante, proprio perchè l'informazione ha registrato male quelle voci belle, importanti che arrivavano dal sud: le voci del riscatto, del recupero di un impegno  ma soprattutto le voci di chi è sceso in strada e ha detto con forza che bisogna anche fare qualcosa di concreto. Abbiamo bisogno di capire come portare questa concretezza a riequilibrare il rapporto nord-sud. Occorre riappropriarsi del dialogo tra nord e sud. Come giornalisti abbiamo la responsabilità di cercare di far capire che c'è una voglia di cambiare e bisogna farlo insieme.
Bisogna essere dei “miglioratori del peggio”, accettare la sfida di un sud migliore e possibile tutti  insieme.
https://www.youtube.com/watch?v=vkmXEfbNFoA (minuto 21.50)

Marco Tarquinio – direttore Avvenire
E' la conferma che nel nostro paese c'è un mondo che non si arrende alle derive della volgarità, del pregiudizio e del pressappochismo nell'affrontare il cuore dei problemi.
C'è molto realismo, di chi sa quali sono i problemi che si hanno di fronte e sa quali son le forze vere su cui poter contare, che sono le persone di tutte le età, soprattutto molti giovani competenti che sembrano non avere un orizzonte ma che invece un orizzonte ce l'hanno e contribuiscono a costruirlo.
Spesso i mezzi di informazione sono incapaci di vedere quelli che fanno la cosa giusta, che giorno dopo giorno stanno cambiando il volto del nostro paese. I segni di contraddizione rispetto alle logiche mafiose e della malapolitica sono evidenti e forti, e se non gli diamo “cittadinanza mediatica” è come se non accadessero.
https://www.youtube.com/watch?v=vkmXEfbNFoA (minuto 25.20)

Alberto Orioli – vicedirettore Il Sole 24 Ore
E' fondamentale riportare al centro dell'agenda politica il tema dello sviluppo del Mezzogiorno, perchè tra le priorità della politica economica il sud sembra scomparso.
Iniziative come questa servono a dimostrare che le buone pratiche del terzo settore dell'economia della sussidiarietà possono avere un grandissimo ruolo strategico nella gestione del nuovo welfare perchè vanno a saturare un segmento delle politiche di assistenza e di accoglienza degli ultimi, di gestione delle parti più deboli del paese fondamentale e dalle quali lo stato e il sistema di welfare nazionale non riesce ad essere efficace. Raccontare un altro sud significa raccontare un nuovo modo di fare sviluppo al sud e di creare occupazione che serve per il rilancio di tutto il paese e che faccia da modello per tutto il paese.
https://www.youtube.com/watch?v=vkmXEfbNFoA (minuto 33.30)

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Sardegna - Gli incontri di Milano: momenti importanti di partecipazione e socializzazione

 A cura di Di Damiana Culeddu, Stefania Cuccu, Maria Giovanna Dessì

Insieme per riflettere sugli articoli della Costituzione, attraverso un confronto aperto e orizzontale.
Partecipare per riflettere...ancora prima che decidere. Lo Spazio di Partecipazione di Milano è stato fondamentale per consentire  di "sospendere il proprio giudizio" su temi importanti, spesso etici, della Costituzione e riflettere sul senso e significato delle sue parole.
La soddisfazione dei partecipanti, la voglia di esprimersi e l'incredulità per la nuova metodologia.
La musica che nasce da un semplice movimento di bicchieri e l'arcobaleno creato dalle magliette degli staff. 
Sono questi i ricordi che portiamo in valigia dopo l'esperienza di Milano.
Grazie FQTS!”

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Basilicata - Un viaggio fatto di testimonianze

A cura di Anna Martino

Sono le storie le vere protagoniste del secondo seminario interregionale del progetto di Formazione dei Quadri del Terzo Settore Meridionale (FQTS). Le testimonianze di chi, con i fatti, dimostra tutti i giorni che si possono promuovere modelli di sviluppo alternativi a quelli praticati storicamente nel Mezzogiorno, trovando nuove strade da percorrere insieme. Una vera e propria sfida, soprattutto in territori particolarmente difficili come la Sicilia o la Campania, dove il tessuto sociale rischia di sgretolarsi ulteriormente tra la grave crisi economica e l’incedere dell’illegalità. Ma non è stato questo il tono con cui si è parlato di Terzo Settore a Milano. Non un salvagente con cui rimanere a galla, ma l’ancora su cui far ripartire il futuro del Paese. E’ con grande ottimismo, dunque, unito alla speranza, che sono tornati a casa i partecipanti del coordinamento lucano. Ascoltare i racconti attraverso gli occhi di chi li ha vissuti - da “Terra Dedalus” a “Borghi solidali” fino a “Cose dell’altra moda” passando per “Distretto sociale evoluto” – e quindi condividerne difficoltà e successi, significa credere effettivamente che le cose possano cambiare. Partendo da sè stessi, dalla propria realtà ma non senza aver creato attorno una rete sia a livello locale che interregionale.
L’esperienza di Milano, dunque, è stata per molti lo spunto per instaurare nuove relazioni e apprendere gli strumenti necessari per farlo. In tanti gruppi di lavoro, così come anche nelle parole finali del presidente Carlo Borgomeo, è uscito spesso fuori il tema della comunicazione. Milano è stata l’occasione per interrogarsi su come e cosa comunichiamo pur forse non trovando ancora la giusta strada da percorrere. Come tutte le riflessioni sorte in quell’occasione, non si può pensare di mettere in valigia la soluzione a tutti i problemi. Si può, invece, cominciare a  sperimentare nuovi linguaggi, nuovi sistemi. Si tratta di reinventarsi, come hanno sottolineato in molti. Un percorso non certo facile, come ha dimostrato lo stesso Forum nazionale che nei giorni milanesi ha cambiato la struttura dei lavori, incentivando molto l’interazione e andando oltre l’ascolto.
La tecnica dell’Open space technology, per esempio,  entusiasmando alcuni e confondendo altri, ha permesso di confrontarsi su diritti, Costituzione e terzo settore con un approccio diverso, in un certo senso addirittura costringendo a fare un piccolo lavoro su di sé, mettendo ciascuno di noi alla prova rispetto alla capacità di  trovare, anche in contesti meno standardizzati, il modo di conoscere, farsi conoscere e proporre. Non stupisce quindi che qualcuno abbia definito il seminario un “viaggio intorno al terzo settore,  intorno agli uomini e alle donne che lo animano, breve ma intenso”.

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I ?suoni? della Partecipazione

A cura di di Emilia Aulicino

Come se la PARTECIPAZIONE si potesse ascoltare. Perchè no?  La parola “partecipazione” mi fa venire in mente  la gente, i gruppi, i luoghi  abitati.
E quali sono i suoni della partecipazione?  Sono  le voci,  le parole,  le urla dei cittadini.
La partecipazione civica comincia dalla testa, dal cuore e dalla pancia delle persone; è un atto creativo plurale che diventa singolare, unico, inedito quando compie il suo scopo. Allora i rumori diventano suoni, note, armonie.
I suoni della partecipazione civica in terra lucana sono tanti e diversi, alcuni generati da rumori che provengono dal passato ma anche da un presente che ha bisogno di  nuove attenzioni e comportamenti, di nuovi modelli e strumenti.
Il percorso "Partecipo anch’io” che il  Comune di Policoro, in provincia di Matera, ha avviato nel 2013, è stato preso in esame come caso di studio  dal nostro laboratorio  per questo   innovativo e non molto praticato  strumento di partecipazione democratica. Si tratta del Bilancio Partecipato. E' la prima volta  infatti, nella storia della Città di Policoro e dell'intera Regione Basilicata,  che un'amministrazione comunale si apre alla Città  coinvolgendo  “dal  basso”  i cittadini per la gestione del bene comune.
Creare nuovi spazi di ascolto e di  discussione  con  nuovi strumenti partecipativi, questi gli obiettivi. ”Abbiamo  voluto ascoltare la pancia e le idee dei cittadini “ ha detto  Massimiliano Scarcia, assessore al Bilancio, nella sua intervista del  laboratorio dell’11 ottobre,  svolto  lo scorso 11 ottobre a  Policoro.
Non pochi i problemi incontrati sulle  visioni, motivazioni  e criteri per attivare il processo.
Per la gestione di questa prima esperienza di BP l’amministrazione ha messo in campo  diverse strategie e strumenti:  benchmarking, focus group, voto on- line; con un sistematico e necessario “gioco di squadra”  per facilitare e governare  la partecipazione dei cittadini. 
Nel successivo spazio di riflessione sulla  testimonianza di Bilancio Partecipato sono emerse  parole  come : SINERGIA PUBBLICO-PRIVATO, REDISTRIBUZIONE, PARTECIPAZIONE DAL BASSO, CAPOVOLGERE LA PIRAMIDE, COGLIERE I SEGNALI DEBOLI DEL CAMBIAMENTO. Parole che indicano  e sottendono la necessità di caratterizzare il  modello di  gestione   del processo partecipativo  di creatività e innovazione.
Vorrei  concludere con la  frase  “Mutata è la mappa ….la direzione non e più la stessa”   che mi riporta al   suggestivo ma anche lucidissimo contributo  che    Jeffrey Sachs ci ha dato da New York  nel corso della skype conference del  convegno di Milano: “E’  necessario   cambiare i modelli di gestione, i vecchi modelli non funzionano più, c’è bisogno di un nuovo ethos della responsabilità sociale, di una nuova morale….creatività e innovazione sono necessarie per superare la crisi e  dare un   futuro al pianeta….”. Sachs, tra i più autorevoli economisti di fama mondiale, sta facendo la sua parte nella divulgazione del pensiero economico contemporaneo fondato sulla lotta alla povertà e sulla crescita sostenibile . A noi uomini e donne di questo tempo tocca fare la nostra,   iniziando a scrivere ognuno la propria  nota  sullo spartito della  PARTECIPAZIONE  !

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Speciale Campania ? Terra dei fuochi

 Il Terzo Settore, in questo momento storico e politico del nostro Paese, particolarmente delicato,  può contribuire, sull'esempio delle pratiche partecipative, culturali e di mobilitazione della Terra dei Fuochi, al ripristino di una simmetria tra poteri, libertà e democrazia al servizio dell'umanità e della dignità delle persone, generando un cambio di rotta e una presa di coscienza.
Attraverso i tre laboratori, Ricerca-intervento, Partecipazione, Comunicazione, per individuare gli strumenti idonei a  studiare, agire, comunicare,  FQTS della Campania ha affrontato il delicato tema della Terra dei Fuochi. Riportiamo, di seguito, il contributo dei laboratori tematici svolti sul territorio campano.

Laboratorio di ricerca intervento
Quest’anno il laboratorio di ricerca intervento della Campania sta lavorando, con l’obiettivo ambizioso di riflettere, studiare, ricercare intorno al tema del rapporto e delle sinergie possibili tra il mondo del non profit e il mondo del profit. Lo scopo della ricerca è comprendere quali rapporti esistono e se esistono dei rapporti di collaborazione, progettazione e azioni tra questi due mondi economici ed imprenditoriali; in tal senso sono state messe in atto una serie di tecniche inerenti alla ricerca intervento quali le interviste a testimoni privilegiati, i focus group con il mondo del profit e del non profit. A tal proposito il giorno 8 luglio presso il centro informa giovani di Salerno si è tenuto il primo focus con esponenti del mondo del non profit della Campania. Il focus è stato organizzato dal formatore del laboratorio e dai corsisti. Il focus ha visto la conduzione delle seguenti corsiste: Elisa Macciocchi, Danilo Frangini, Valentina Chiaiese ed Anna Ruffino.
Il focus ha visto la partecipazione di 12 esponenti delle più importanti organizzazione di terzo settore della Campania come Lega Ambiente, Consorzio di Cooperative sociali la Rada, Arci Campania, ACLI Campania, Fondazione di Comunità di Salerno ed altre ancora. IL focus ha rifletto e discusso essenzialmente sulla rappresentazione reciproca ovvero come il non profit vede e immagina il mondo del profit; a tal proposito una prima riflessione scaturita è quella di natura “ideologica” ovvero il profit è solo ed esclusivamente legato al denaro e all’accrescimento del profitto. Dopo questa prima lettura “ di parte” i partecipanti hanno approfondito la tematica della collaborazione in corso e delle possibili collaborazioni con le imprese profit.   In tal senso è emersa una chiara debolezza del non profit nel strutturare proposte di collaborazione imprenditoriale che vanno oltre la semplice richiesta di “sponsorizzazioni”. Questo appare un chiaro punto di debolezza di un mondo che cerca di costruire un’azione di sviluppo nuova e sinergica con il mondo imprenditoriale. Il non profit è capace di costruire alleanze e progettualità con imprese profit? Ovvero è nella condizione ed ha le competenze per rapportarsi alla pari con imprese che svolgono azioni for profit?
Questi interrogativi hanno animato il dibattito; in sintesi si è arrivati alla considerazione che molto vi è da fare in questo campo; fatte salve le poche esperienze di collaborazione progettuale e imprenditoriale tra realtà del profit e del non profit, i partecipanti sono della convinzione che il mondo del terzo settore non riesce ad andare oltre la richiesta di una  sponsorizzazione e di una collaborazione sic et simpliciter.

Laboratorio di Partecipazione
Interesse, coinvolgimento e condivisione sono stati gli ingredienti del laboratorio di Partecipazione. I contenuti approfonditi e sperimentati sono stati numerosi, e, nell’insieme hanno affrontato la tematica della partecipazione su tre differenti livelli: quello personale (qual è e com’è la mia partecipazione?), quello dell’organizzazione (qual è il grado di partecipazione all’interno dell’organizzazione e delle reti di cui faccio parte?), e quello delle pratiche attive sul territorio (come posso concretamente intervenire sul mio territorio?). È proprio durante lo svolgimento del laboratorio che si è cercato di rispondere a queste domande. Nel corso di questo percorso laboratoriale ciascun corsista si è impegnato ad individuare un’istanza di democrazia partecipata, mappando gran parte del territorio regionale: dal Comitato No Crescent di Salerno, al Giardino Liberato di Materdei a Napoli, al movimento per la Rinascita di Guardia Sanframondi nel Beneventano e alle altre numerose realtà presenti su tutto il territorio. Il gruppo intero, parallelamente, ha poi analizzato una pratica di democrazia partecipata regionale, quella portata avanti dal Coordinamento Comitati Fuochi, che riunisce associazioni, comitati e cittadini che in modo attivo, rilanciano il senso profondo della partecipazione dal basso, lottano nella “Terra dei Fuochi” ormai troppo spesso presente nelle cronache nazionali a causa del disastro ambientale perpetrato su quel territorio. Oggi, superata oramai la metà del percorso annuale, si inizia quindi a pensare a come presentare i risultati di questo laboratorio; partendo proprio dalla costruzione di un vocabolario della partecipazione, che diventi specifico per il percorso FQTS 2014 della Campania, ma che allo stesso tempo si presenti come un punto di inizio capace di sviluppare una maggiore consapevolezza di quello che la Partecipazione può significare sul territorio.

Laboratorio comunicazione
All’interno cornice “Terra dei Fuochi”, tema che la Regione Campania ha deciso di affrontare per questa annualità di Fqts,  l’aula comunicazione ha individuato il tema del diritto alla vita e al futuro dei bambini che si ammalano, e muoiono, per le condizioni insane del territorio “avvelenato”. Il tema è rilevante dal punto di vista sociale e molto attuale. Per declinarlo in maniera diversa abbiamo cercato di trovare  un taglio e un linguaggio originali per un tema già attenzionato dai media.
L’idea è stata quella di realizzare la una fiaba digitale scaricabile gratuitamente su Google Play e Apple Store. L’idea è quella di raccontare la terra dei fuochi attraverso gli occhi di un bambino, che vive questo disastro ecologico sospeso tra realtà e immaginazione. La fiaba digitale sarà lo strumento per raccontare questa storia, un mezzo usato solitamente per i bambini che racconterà anche ai più grandi le bruttezze della terra dei fuochi.
Quello della terra dei fuochi è il “biocidio” per eccellenza, generato per mano di poteri occulti ed interessi economici enormi, grazie allo stravolgimento dei più elementari equilibri e relazioni tra potere, vita, libertà, partecipazione.  Qui la cittadinanza organizzata è stata l'unica difesa popolare attiva, protagonista di azioni di denuncia, riscatto, proposta per riportare il “Patto Costituzionale” del Paese in quei territori.
Il diritto alla vita, soprattutto dei bambini, è la chiave di lettura da cui siamo partiti. L’Art. 3 diventa sintesi dei principi fondamentali espressi nei primi dodici articoli della Costituzione e che lo Stato rimuove gli ostacoli solo se è capace di ascoltare ciò che proviene dalla società e, in particolare dal mondo del Terzo Settore, che porta con sé esperienze di molteplici soggetti e che riesce a leggere la società attraverso i bisogni.

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Sicilia - Itinerari per la costruzione di nuovo lavoro

"Itinerari per la costruzione di nuovo lavoro in Sicilia" è il tema dell'agorà regionale proposta nell'ambito del percorso FQTS che si è svolto venerdì 17 ottobre dalle ore 10 alle 17 nell'Oratorio di Santa Cita in via Valverde, 3 a Palermo.

La mancanza di occupazione è il problema - non solo meridionale - del nostro tempo, ma non è affatto detto che la risoluzione stia semplicemente nell’aumento del numero di posti disponibili sul mercato. Questa è la questione affrontata il 17 Ottobre a Palermo nell’Agorà siciliana di FQTS da Giuseppe Di Natale, portavoce regionale del Forum del Terzo Settore, Gianfranco Marocchi, presidente del Consorzio Idee in rete, e Mauro Giannelli, coordinatore nazionale del progetto di Formazione dei Quadri del Terzo Settore delle sei regioni del sud.
Flessibilità, disoccupazione, sommerso sono i termini legati al Lavoro 2.0 e, così come affermato nel documento Appunti per una politica attiva del lavoro (redatto e presentato pubblicamente in questa occasione dal Gruppo di Pilotaggio di FQTS Sicilia), il Terzo Settore dell’isola si trova suo malgrado coinvolto “in maniera ambivalente sia come fornitore di servizi sia come soggetto impegnato a mitigare gli effetti più gravi che la crisi produce”. In questo senso il Terzo Settore rappresenta anche una risposta alternativa alle politiche di sviluppo più diffuse, tanto a livello nazionale che internazionale, che provano a rimettere in moto l’economia.
Gianfranco Marocchi provocatoriamente dichiara che il dibattito sul lavoro non può fermarsi alla dicotomia Flessibilità-Diritti, che non si può lottare per tenere in piedi una fabbrica che produce eternit così come per un’azienda che realizza abbigliamento solidale. Si devono necessariamente fare delle scelte non solo etiche ma lungimiranti e politiche in senso strategico.
Il Terzo Settore, a questo proposito, deve fungere non solo da controllo sociale di ingerenze, sopraffazioni, clientele e corruzioni purtroppo sempre più diffuse nel mondo del lavoro, ma soprattutto da esempio di inclusione, nuovi modelli di relazione e promotore di nuovi diritti. Il Terzo Settore inoltre deve farsi testimone di nuove pratiche economiche e buona occupazione legate alle esperienze a esso affini: promozione e valorizzazione dei beni comuni in senso culturale, ambientale, paesaggistico, turistico secondo i criteri di sviluppo sostenibile che lo contraddistinguono.
Anche la formazione e in particolare il lifelong learning dei quadri del Terzo Settore diventa perciò strategica se sviluppata non come semplice trasmissione di saperi e conoscenze in senso verticale, ma come volano di strumenti e capacità che tengano insieme dimensione pratica e dimensione politica all’interno di una visione che miri ad un futuro migliore in termini qualitativi e non quantitativi.

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30/10/2014

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