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La tre giorni a Salerno di FQTS chiude il percorso pluriennale di formazione in positivo

I numeri: oltre di 300 i presenti,  fra promotori e partecipanti, hanno tirato le somme della tre giorni di Salerno. Quale il bilancio e quali le prospettive di questa esperienza che in 7 anni ha formato più di 1500 volontari, provenienti dal mondo del terzo settore, nelle 6 regioni del Sud Italia?

FQTS : Il ruolo della formazione al centro del progetto, Formazione Quadri del Terzo settore, che è diventato, nel tempo, una vera e propria 'comunità formativa', una “scuola popolare” che ha imparato a fare del territorio una materia di studio, abbattendo barriere ideologiche costruendo “ponti”,  utilizzando anche un linguaggio comune e diretto.

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Stefano RodotÓ e "l'utopia necessaria"

"Con il progetto Fqts, il terzo settore è diventato protagonista di cambiamento e innovazione e portatore di una nuova cultura e pratica politica” ha sottolineato  Stefano Rodotà, intervenuto nella prima giornata del Seminarioprendendo spunto dal suo ultimo libro 'Solidarietà. Un’utopia necessaria'. “La solidarietà è un principio nominato in molte costituzioni, invocato come regola nei rapporti sociali, è al centro di un nuovo concetto di cittadinanza intesa come uguaglianza dei diritti che accompagnano la persona ovunque sia. Appartiene a una logica inclusiva -  prosegue Rodotà -  paritaria, irriducibile al profitto e permette la costruzione di legami sociali nella dimensione propria dell'universalismo. Di legami, - si può aggiungere - , fraterni, poiché la solidarietà si congiunge con la fraternità. Nei tempi difficili è la forza delle cose a farne avvertire il bisogno ineliminabile. Solo la presenza effettiva dei segni della solidarietà consente di continuare a definire "democratico" un sistema politico. L'esperienza storica ci mostra che, se diventano difficili i tempi per la solidarietà, lo diventano pure per la democrazia”.

Clicca qui per l'intervento integrale di Stefano Rodotà


Carlo Borgomeo, Presidente di Fondazione con il Sud, nel ringraziare tutti, dai formatori, agli organizzatori e nell’affermare la positività del bilancio sotto tutti i migliori  auspici previsti e prevedibili, anticipa la notizia che, non solo  il progetto avrà un seguito,  ma che spera vivamente nel “contagio” del territorio che possa vedere, una volta tanto, il Sud quale territorio d’esempio e di traino per le altre Regioni del paese.

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Ricerca, Partecipazione e Comunicazione: i risultati dei laboratori

Durante il seminario interregionale di Salerno, che ha concluso l’annualità 2014, sono stati presentati i risultati dei lavori svolti dai tre laboratori di formazione: Ricerca, Partecipazione e Comunicazione.
I partecipanti al seminario hanno potuto guardare i video realizzati nel laboratorio di Comunicazione dalle sei regioni partecipanti.
Sardegna, Sicilia, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia: Per guardare i video clicca qui

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Laboratorio di Comunicazione: l'intervista a Gaia Peruzzi

La responsabile della formazione del laboratorio di Comunicazione è Gaia Peruzzi, docente di comunicazione per il non profit all’Università La Sapienza di Roma, che durante la diretta realizzata dal Giornale Radio Sociale ci ha presentato gli obiettivi e le proposte del laboratorio.
Il laboratorio di comunicazione è un progetto sperimentale, l’obiettivo di partenza era riflettere in maniera critica sulla comunicazione, ma sulle politiche alte della comunicazione non sulle tecniche, infatti il corso è rivolto ai dirigenti del non profit. Lavorando con sei laboratori regionali abbiamo voluto fare in modo che si potessero confrontare tra loro nel corso del lavoro, e avere lo stesso tipo di format facilitava la possibilità di discussione e interazione. La formazione si è incentrata su due aspetti particolare: il non profit di solito quando fa comunicazione sociale parla dell’associazione, volevo capissero che fare comunicazione significa invece parlare dei temi, dei servizi e del cambiamento che si provoca facendo intervento sociale sul territorio. In secondo luogo che riflettessero sul fatto che la comunicazione non è una cosa semplice che possono fare tutti. La comunicazione è un’attività complessa e se i dirigenti del non profit vogliono avere successo in questo campo devono imparare ad affidarlo a persone competenti: come non si sognerebbero mai di affidare budget o rendiconti finali a collaboratori di passaggio non è pensabile farlo nemmeno con la comunicazione. Ho proposto un lavoro su prodotti alti, video narrativi, in modo che le aule si scontrassero con persone formate per questo sul fatto che non è facile mettere a fuoco un obiettivo di comunicazione e poi raccontarlo a persone che del non profit non sanno nulle. L’obiettivo era, quindi, imparare a parlare ad altri, esterni al nostro mondo”.

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Laboratorio di Ricerca: intervista a Roberto Porciello

Il tema del laboratorio di Ricerca di FQTS 2014 ha avuto come obiettivo lo studio degli spazi di connessione tra operatori economici privati e mondo del non profit, collegando le modalità di coinvolgimento dei due al centro dei lavori di FQTS 2014. Il responsabile della formazione del laboratorio di Ricerca è Roberto Porciello, esperto di ricerca sociale.
La direzione data al nostro lavoro ha voluto verificare le aspettative reciproche esistenti tra i due mondi e individuare le caratteristiche attuali del rapporto che esiste e le variabili che possano rendere più efficace e proficuo questo rapporto, attraverso un rafforzamento delle relazioni. Abbiamo lavorato ad un approfondimento sui rapporti e le collaborazioni esistenti tra profit e non profit nella prospettiva di uno sviluppo e dell’attivazione di legami comunitari. Per fare questo abbiamo messo in campo un progetto di ricerca che si è sviluppato attraverso 40 interviste in profondità con esponenti di associazioni di categoria, venti del mondo profit e venti del non profit, per avere un quadro generale e complessivo del sistema. Secondo la nostra ipotesi, infatti, queste persone potevano avere uno sguardo più ampio su ciò che avviene e che potrebbe avvenire nei loro territori. In seguito abbiamo svolto in ogni regione un focus group con esponenti del mondo profit e un altro con i rappresentanti del non profit, aggiungendo poi almeno un paio di incontri in cui i due mondi si sono incontrati, per verificare come il sistema di pregiudizio e di aspettative si andasse a modificare nel momento in cui lavoravano insieme. Nella terza fase sono state isolate delle case history significative di collaborazione. Ne abbiamo raccolte e mappate diverse per ogni territorio, ma una sola per regione è stata poi scelta per un approfondimento”.
“La partecipazione è stata ampia e inaspettata, per un tema era un di confine che all’inizio da molti non è stato vissuto come centrale e rilevante, mentre nel corso dell’attività ho riscontrato tra i partecipanti un interesse crescente.  È stato soprattutto un momento utile per raggiungere maggiore consapevolezza e conseguimenti in termini informativi sui rapporti tra profit e non profit, e un’opportunità per interrogarsi all’interno del terzo settore sulla opportunità e necessità in prospettiva di queste relazioni. Il ragionamento è, infatti, continuato per tutto il corso del progetto, fino all’incontro di Salerno”.
Gli elementi principali che emergono da questo anno di lavoro sono quattro: le organizzazioni di rappresentanza di entrambi i mondi hanno dimostrato scarsa consapevolezza delle iniziative di coproduzione di valore esistenti sui territori, dimostrando che molte di queste sono nate spontaneamente, ma non sono state guidate dalle organizzazioni a cui sono anche poco note. Le organizzazioni sembrano avere poche strategie per il futuro e la realtà dei fatti è un passo avanti rispetto all’elaborazione delle organizzazioni; esiste un immaginario reciproco denso di pregiudizi, soprattutto del non profit nei confronti del profit, che tendono a rendere più difficile i rapporti. Nell’incontro i pregiudizi sono rapidamente caduti, dando luogo a momenti positivi di dialogo e confronto; queste iniziative di collaborazione individuate sono state sperimentate in quelle aree che hanno visto una maggiore desertificazione sociale ed economica dovuta alla crisi. In queste località evidentemente c’è stata la necessità di attuare nuove forme di dialogo e di confronto che hanno creato le condizioni per la nascita di efficaci collaborazioni; abbiamo raggiunto la consapevolezza che spesso la visione strategica di possibili collaborazioni per il rilancio o la realizzazione di attività economiche con contenuti di valori sociali è stata portata dal mondo del non profit. Si dovrebbero trovare elementi di visione che possano moltiplicare queste esperienze, in una  logica che sia positiva e appartenga alla visione del terzo settore. Il punto di equilibrio tra ritorno economico e valore sociale è difficile da trovare ma se il terzo settore si mette al centro si può tentare di spostare il baricentro verso il non profit
”.

Per scaricare il documento finale redatto dal laboratorio di Ricerca clicca qui

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Laboratorio di Partecipazione: intervista a Renato Briganti

Il laboratorio di Partecipazione di FQTS 2014 è stato guidato da Renato Briganti, professore di diritto pubblico all'Università  Federico II di Napoli.
Il laboratorio ha portato il tema della partecipazione nelle nostre associazioni di terzo settore, approfondendo il vocabolario della partecipazione per riflettere insieme sul fatto che non basta votare nè far parte di un’associazione per contribuire in modo pieno alla democrazia, ma è necessario un passo in più: dare attuazione alla Costituzione e partecipare alla "cosa pubblica". Portare nelle associazioni il  concetto di "politica" come valore è già un primo risultato, ma abbiamo provato a fare di più portando questi temi nelle piazze. Con i formatori regionali siamo stati in tutte e sei le regioni coinvolte con le agorà, parlando nelle piazze, nei convegni, nei comuni. C’era bisogno di fare rete sul territorio in varie direzioni: verso il territorio e la popolazione, e verso le  istituzioni, che probabilmente quando ricevono un’istanza da una rete di soggetti la ascoltano più volentieri e più rapidamente. Abbiamo sollecitato la partecipazione interna ed esterna delle associazioni, seguendo un percorso semplice: prima ci siamo chiariti sulle parole, per essere sicuri di intendere gli stessi concetti con le parole utilizzate, ancorando il vocabolario alla Costituzione, che fornisce e definisce delle parole chiave, utili per partire. Poi abbiamo fatto una mappatura delle istanze che nelle sei regioni vedevano le associazioni lavorare in rete e ne abbiamo selezionate dieci per regione: si tratta di realtà di vario genere, che hanno lavorato insieme su molte questioni. Su ognuna di queste istanze abbiamo riflettuto nei laboratori, e dall'analisi è emerso che spesso può ritenersi un buon risultato anche la creazione del meccanismo virtuoso, di un processo nuovo, pur senza il raggiungimento di un risultato eclatante. Da queste storie abbiamo estratto un caso di studio per regione, non il migliore in base ai risultati, ma i più innovativi, attivi e partecipativi”.
“I risultati sono stati positivi, al di là di ogni più rosea aspettativa, per un laboratorio che era al suo primo anno: in un solo anno di lavoro siamo riusciti a far confrontare persone che non si  conoscevano tra loro nè con me, ed abbiamo messo in comune un metodo per approfondire il tema della democrazia partecipativa. È venuto fuori un bel coinvolgimento, anche verso i nuovi strumenti istituzionali che ogni cittadino ha a disposizione, come il bilancio partecipato. Alla fine sono emersi un sud e un terzo settore per niente immobili e per niente collusi con la criminalità, ma anzi determinati a cambiare i contesti sociali. Si deve però comprendere come fare rete in modo più efficace. È stata un’esperienza che ha visto i partecipanti molto motivati e contenti di lavorare sull’argomento proposto
”.

Per scaricare il documento finale redatto dal laboratorio di  Partecipazione clicca qui 

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Interesse generale: cogliere la sfida nella societÓ che cambia

Le conclusioni del gruppo di Pilotaggio nazionale

Francesca  Coleti ha esordito affermando che  “E’ necessario stare  dentro le cose, della rappresentanza, della felicità, del nostro benessere.  Abbiamo costruito un linguaggio nuovo, perché, se le cose le mischiamo insieme, possono essere più forti; siamo passati  dal locale al nazionale e viceversa, e questo ha portato cambi nell’idea di innovazione, dalla concretezza del territorio, alla visione, cambiato il modo di fare formazione, mettendo l centro i saperi e la conoscenza,  perché se non produciamo conoscenza, non costruiamo solidarietà”. 
Ha fatto un bilancio dei laboratori svolti sul territorio, evidenziandone i risultati positivi: “Sulla ricerca del benessere, più conosciuta come BES,  è necessario coinvolgere  i cittadini, i quali, attraverso un laboratorio, cosa mai accaduta, è stata tolta la costruzione dei saperi dalle Università, dimostrando che tutti potevano fare ricerca e saperi nuovi, perché “soggetto nuovo”. Noi, oggi, lo abbiamo fatto nel nostro piccolo, facendo uscire la produzione del sapere dai templi del potere”.  Sulla Partecipazione: “Altra grande rivoluzione, dalla partecipazione interna, importante, mantenuta, rivitalizzata, alla partecipazione delle “stanze” del territorio.  Può essere un gioco, non un giocattolo, in quanto  anima della politica, forse, che la politica stessa ha perso. “ Sulla Comunicazione, la Coleti ha concluso affermando che “ Se non impariamo a narrare, fare cultura, allargare la partecipazione, rischiamo di morire all’interno, però è una sfida di umiltà, quella di andare a registrare la giusta distanza tra la cronaca, le strategie, le visioni, quindi non è un gioco. E’ un orizzonte che dobbiamo sperimentare.

Giovanni Serra -  “Fa formazione chi è libero”  - con queste parole ha iniziato il suo intervento Giovanni Serra -  perché l’apprendimento non è predeterminato e deterministico. Ciascuno trae apprendimenti differenti davanti alla stessa formazione” . Nel proseguire, ha voluto dare una sua visione d’insieme del lavoro svolto:
Una redistribuzione sussidiaria: in che modo il Terzo Settore  può essere sempre di più attore del processo di cambiamento del nostro paese? Nel  lavoro,  nel diritto alla salute, della giustizia e della pena del condannato come pena della inclusione sociale; l’ambiente e il paesaggio, la terra, chiavi emerse anche al Seminario di  Milano.
“Attraverso la comunicazione sociale, della ricerca, - prosegue Giovanni Serra - abbiamo  imparato che si può trasformare la cultura individualista raccontando la realtà inalienabile delle persone, promozione della dignità e non sottomettere i diritti sociali all’economia. Solidarietà attiva e sussidiarietà, architrave fondante del volontariato
”.

Luciano Squillaci  ci ha riportato la sintesi dei lavori dei Gruppi svolti il pomeriggio precedente, a Salerno: “L’esito dei lavori dei gruppi di lavoro, è il risultato di un percorso che si è sviluppato attraverso la capacità dei partecipanti, che in questi anni  sono parte integrante, con il loro contributo da offrire, dello stesso percorso. Quando abbiamo pensato di fare un seminario, non sapevamo che avremmo messo in piedi un sistema che mette, a sua volta,  insieme una comunità formativa: la parola identità è venuta fuori in ogni gdl, rappresenta un elemento prioritario su cui ragionare, svendere la propria identità per sopravvivenza, identità collettiva che stiamo contribuendo a costruire anche attraverso FQTS , grazie al superamento di barriere ideologiche all’interno dello stesso mondo del volontariato”. FQT è riuscito a costruire relazioni, ad abbattere steccati, a costruire ponti, a collegare isole distanti, a garantire significati e linguaggi condivisi , ad essere  Attori della ricostruzione delle reti delle comunità.” Ha concluso riaffermando la ricchezza del percorso appena concluso, che sarà elemento fondamentale del prossimo percorso:  “Raccogliere la sfida che questo triennio ci lascia e rilanciare il nuovo percorso sulla base dei significati e contenuti emersi e provare ad andare avanti, trovare altri significati, altri luoghi di condivisione, altri percorsi, altre relazioni, soprattutto da parte delle reti.”

Massimo Novarino:  “Solo mettendoci insieme abbiamo costruito questo capitale sociale”: così Massimo Novarino si è rivolto alla platea, con un ringraziamento a tutti  coloro che hanno reso possibile le annualità, sia nell’aspetto organizzativo, che dal punto di vista,  rilevantissimo, del loro patrimonio.
Il tutto facilitato grazie alle esperienze passate.  "Come ad esempio nel l gioco del lego, che richiede sforzo ed impegno, e, di quanto ci si pensi sopra prima di disfarlo, per mettere sopra qualcos’altro, tutto è migliorabile, anche FQTS”. La formazione  - conclude - scelta strategica rilevantissima per aprirsi, dare nuova linfa, nuove idee, attenzione alle nostre realtà, ma anche per migliorare l’essere cittadini, e per produrre solidarietà “.

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Confronto tra i promotori del progetto FQTS

Pietro Barbieri, portavoce del Forum del Terzo Settore:
"Il Futuro c’è e non si potrà prescindere dall'idea di esportare il progetto anche al resto del Paese. Fqts non sarà una riedizione di un ciclo, ma dovremo essere capaci di 'creare conoscenza' e 'costruire legami' per ampliare la platea dei destinatari. Ponendo una particolare attenzione ai giovani che al Sud vivono una condizione di disoccupazione allarmante."

Stefano Tabò, presidente di CSVnet:
"Apprezziamo l'impegno con cui la Fondazione Con il Sud ha deciso di rifinanziare il progetto per il prossimo triennio. Dobbiamo riuscire ad utilizzare al meglio queste risorse e riempirle di contenuti. Immagino un percorso futuro che veda in campo un 'soggetto formativo' e non solo un 'progetto di formazione': una 'scuola' stabile e organizzata."

Emma Cavallaro, presidente della ConVol:
In un messaggio inviato ai partecipanti, ha ribadito come "Fqts è stato un'occasione per camminare insieme orientati dai principi della Costituzione italiana, valorizzando chi ha intrapreso questo percorso e cogliendo la sfida del cambiamento."

Enzo Costa, coordinatore della Consulta del Volontariato presso il Forum:
"Bisogna mettere al centro il benessere delle persone, facendo rete e superando così le differenze storiche che ci dividono per diventare movimento."

In conclusione dei lavori, Mauro Giannelli, coordinatore nazionale del progetto, ha lanciato l'appuntamento per Fqts 2015-2017: "siamo già al lavoro per costruire il programma del nuovo triennio, e lo faremo anche questa volta all'insegna della partecipazione."

Per il racconto del seminario visita la pagina facebook e il profilo twitter con tutte le foto, e i post.
Rivedi la diretta streaming del Giornale Radio Sociale sul canale youtube di FQTS

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27/02/2015

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