La dimensione politica del Terzo settore: a Salerno tre giorni di formazione su disuguaglianze e narrazioni nei territori

Dal 13 al 15 novembre il primo seminario residenziale del percorso FQTS “La dimensione politica del Terzo settore”. Al centro, le persone e le realtà che rischiano di restare fuori dal racconto pubblico e dalle risposte delle organizzazioni.

📅 13–15 novembre 2026
📍 Grand Hotel Salerno
Tre giorni di formazione e confronto

Chi resta fuori dalle narrazioni dominanti? Chi non riusciamo, o non vogliamo, nominare nei nostri territori e nelle nostre organizzazioni? E quale responsabilità ha il Terzo settore nel rendere visibili le disuguaglianze e le condizioni di chi rischia di rimanere ai margini?

Sono alcune delle domande al centro del primo seminario residenziale del percorso formativo “La dimensione politica del Terzo settore”, in programma dal 13 al 15 novembre a Salerno, presso il Grand Hotel Salerno.

Tre giorni di confronto, approfondimento e lavoro collettivo dedicati al tema “Chi resta fuori: disuguaglianze e narrazioni nei territori e nelle nostre organizzazioni”. Il seminario si propone di mettere in discussione le categorie e le rappresentazioni attraverso cui il Terzo settore legge i fenomeni sociali e interviene nei territori: parole come “fragilità”, “vulnerabilità”, “target” e “beneficiario” non sono infatti neutre, ma contribuiscono a determinare chi diventa visibile e chi resta escluso dal discorso pubblico e dalle risposte organizzate.

Il conflitto come forma della democrazia

Il percorso si inserisce in una riflessione più ampia sul ruolo politico del Terzo settore, avviata con tre webinar online che affrontano i temi della comunicazione come pratica democratica, del conflitto e del rapporto tra fragilità e vulnerabilità. Proprio il tema del conflitto è stato al centro del webinar, con Michele Sorice, coordinatore scientifico del corso e docente dell’Università La Sapienza di Roma (è possibile rivedere qui il webinar). Quale rapporto esiste tra conflitto e democrazia e quale postura deve assumere il Terzo settore di fronte a interessi contrapposti, proteste e forme di dissenso? Mediazione, schieramento,
alleanze e partecipazione al dibattito pubblico sono tutte dimensioni che interrogano il ruolo politico delle organizzazioni “Il conflitto è una forma della democrazia, non un incidente o un guasto da riparare”. Il conflitto quindi non come il contrario della collaborazione o del fare rete, ma come componente costitutiva della vita democratica. Per il Terzo settore, quindi, la questione non è se prendere parte al conflitto, ma come farlo.

Disuguaglianze, territori e nuove narrazioni

Una riflessione che accompagna il lavoro del seminario di Salerno, dove l’attenzione si sposterà sulle disuguaglianze territoriali e generazionali, sulle fasce di popolazione che non si riconoscono nelle categorie tradizionali del bisogno e sulle narrazioni che contribuiscono a renderle invisibili. Dal Mezzogiorno alle giovani generazioni, dalle nuove vulnerabilità alla comunicazione come atto politico: il programma alternerà contributi di esperti, confronto diretto con i relatori, attività individuali e di gruppo e momenti di elaborazione collettiva. 

Tra i temi affrontati: lo spopolamento del Mezzogiorno, le aspettative delle giovani generazioni, le disuguaglianze e le nuove forme di vulnerabilità, il ruolo dei dati e della rendicontazione, la comunicazione come atto politico e la costruzione di contro-narrazioni.

L’obiettivo è interrogarsi anche sulla responsabilità delle organizzazioni nel modo in cui nominano persone, fenomeni e territori, mettendo alla prova le proprie categorie di lettura e le proprie pratiche.

Il seminario rappresenta il primo appuntamento residenziale del percorso “La dimensione politica del Terzo settore”, che proseguirà a marzo 2027 con un secondo seminario dedicato a “Vite precarie, proposta politica: costruire il Nuovo Welfare”.

Un percorso di apprendimento trasformativo che invita chi opera nel Terzo settore a interrogarsi sul proprio ruolo nella società, sulle responsabilità pubbliche e sulla capacità di contribuire alla costruzione
di una democrazia più inclusiva.

QUI IL Programma di Salerno